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Cari giovani, il lavoro non c’è ma si crea!

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Oggi il problema disoccupazione è ovviamente complesso, ma si può risolvere dal cambio di mentalità: START UP, non deve intendersi solo come ‘fare impresa’ ma come approcciare in modo diverso il tema lavoro.

Il lavoro, in Italia e in Europa cambia approccio, passare dal ‘cerco lavoro’ al ‘creo lavoro’. Questo ho detto davanti allo European Economic and Social Committee in occasione della Employability of Young People Conference!

Quali sono i problemi dei giovani?

I problemi.

1. I giovani non pensano che la scelta di formazione, universitaria o accademica, debba essere fatta proiettandosi in avanti nel mondo del lavoro e studiando per fare professioni per le quali c’è richiesta; inoltre non conoscono le nuove professioni né quelle realmente più ricercate, compiendo così scelte conservatrici che li portano verso settori in continua decrescita.

2. In Italia manchiamo totalmente di racconto, storytelling, del nuovo mondo del lavoro: i grandi media non raccontano storie di successo di nuovi imprenditori e professionisti, si focalizzano sulla disoccupazione e non forniscono esempi ispirazionali, aspirazionali e motivazionali che, invece, contribuirebbero a dare indicazioni utili, oltre a forza ed energia, a chi deve affrontare la sfida nel mercato del lavoro.

3. Il sistema scolastico, nonostante le tante riforme degli ultimi anni, non è realmente connesso col mercato del lavoro: dovrebbe creare percorsi di formazione per professioni in cui c’è occupabilità e avere uffici funzionanti per inserimento in stage e career service.

Le soluzioni.

1. Creazione di un Osservatorio sulle Nuove Professioni in grado di dare indicazioni chiare sullo sviluppo del mercato del lavoro e delle professioni, insieme a operazioni di comunicazione e storytelling per far circolare le informazioni e offrire esempi e spunti.

2. Miglioramento del sistema di formazione pubblico affinché sia più collegato al mondo del lavoro, più rapido a cambiare, più capace di traghettare gli studenti verso il lavoro. E deve essere pubblico perché accedere al mondo del lavoro non può essere riservato solo a chi può frequentare università e accademie private.

3. Sviluppo di un servizio pubblico di consulenza per chi vuole intraprendere creando imprese e startup: finché non raggiungeremo una auspicabile e necessaria ‘burocrazia zero’, è fondamentale accompagnare gli aspiranti imprenditori tra le migliaia di complessità del nostro attuale, e a tratti folle, sistema burocratico.

4. Concentrazione sulle caratteristiche che rendono unico il nostro Paese: l’italian factor, che è somma di creatività, innovazione e artigianalità, deve essere messo al centro del nostro sviluppo economico per far crescere i settori in cui sappiamo e possiamo continuare a distinguerci, cioè gli assi portanti del Made in Italy, cultura, turismo, enogastronomia, moda e design.

Fonti: https://www.huffingtonpost.it

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